Il caso del “sangue infetto” è un caso di cronaca giudiziaria risalente alla messa in commercio, a partire dagli anni 1980, di emoderivati infetti da parte di aziende farmaceutiche internazionali.

I principali contagiati sono stati i c.d. politrasfusi (emofilici e talassemici).

Secondo i dati dell’associazione italiana politrasfusi, tra il 1985 e il 2009, in Italia i decessi per infezione da emoderivati sono stati oltre 2.600. In Italia esiste una legge, la n. 210/92, che offre un indennizzo pecuniario a tutti coloro che hanno contratto il virus (e di cui si abbia conclamazione accertata) da trasfusioni di sangue e/o emoderivati infetti e/o vaccini. sangueSono numerose le sentenze emesse da giudici di merito e dalla Corte di Cassazione che riconoscono – in aggiunta (totale o parziale) all’indennizzo previsto dalla legge n. 210/92 – un risarcimento dei danni ritenendo, quindi, colpevole il Ministero della Salute per carenza di vigilanza circa la produzione, commercializzazione e distribuzione del sangue e suoi derivati. E’ previsto quindi ottenere dallo Stato un primo indennizzo consistente in un vitalizio (previsto dall’apposita legge n. 210/1992) nonché un risarcimento integrale dei danni patrimoniali e non patrimoniali.

Per questo è importante che i cittadini danneggiati da trasfusioni (almeno per chi né è consapevole vista la lungolatenza delle patologie epatiche ed HIV con lunghissimi periodi asintomatici e di incubazione) sappiano che possono e devono essere risarciti.

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